| Appunti tecnici su un elemento spesso invisibile, ma determinante per la prestazione finale dell’etichetta |

In produzione, il collante è una variabile tecnica tanto importante quanto il materiale frontale e la qualità di stampa.
Nel mondo della stampa si parla spesso di supporti, inchiostri, finiture, nobilitazioni e prestazioni grafiche. Molto meno, invece, si parla di ciò che permette a un’etichetta di svolgere davvero la sua funzione: il collante.
Non si stampa sulla colla, salvo casi particolari in cui l’area adesiva viene neutralizzata o deadesivizzata — ad esempio nelle aperture “apri e chiudi” di alcune confezioni. Normalmente si stampa sul frontale dell’etichetta: carta, film plastico, materiali tecnici o supporti speciali. Ma senza un adesivo corretto, anche la migliore stampa rischia di fallire nella sua applicazione finale.
Un’etichetta non deve soltanto essere bella, leggibile e resistente. Deve anche aderire alla superficie corretta, nel momento corretto, per il tempo richiesto e nelle condizioni ambientali previste.
| Il collante è lo strato invisibile che trasforma un’etichetta stampata in un prodotto realmente funzionale. |
Che cos’è l’adesione
L’adesione è il fenomeno per cui due superfici, messe a contatto, tendono a rimanere unite grazie a forze fisiche, chimiche o meccaniche.
Quando il fenomeno riguarda invece la resistenza interna di uno stesso materiale, si parla di coesione. Nel caso di un’etichetta autoadesiva, adesione e coesione devono essere entrambe ben bilanciate: l’adesivo deve attaccare alla superficie, ma deve anche mantenere una propria integrità interna senza sfaldarsi, colare o lasciare residui indesiderati.
La norma UNI EN ISO 923 definisce gli adesivi come sostanze non metalliche capaci di unire materiali mediante fissaggio superficiale, con una forza interna adeguata. In termini pratici, perché un adesivo funzioni correttamente deve riuscire a bagnare la superficie, cioè distribuirsi in modo uniforme sul materiale da incollare, entrando in contatto il più possibile con le sue irregolarità microscopiche.
Le principali teorie dell’adesione
Il fenomeno adesivo può essere spiegato attraverso diverse teorie, spesso complementari tra loro.
Teoria dell’adsorbimento — L’adesione nasce dal contatto intimo tra le molecole dell’adesivo e quelle della superficie. Più il contatto è esteso e profondo, migliore sarà il legame.
Teoria meccanica — L’adesivo penetra nelle micro-cavità della superficie e crea una sorta di ancoraggio fisico. È particolarmente rilevante su materiali porosi o ruvidi.
Teoria della diffusione — Le catene polimeriche dell’adesivo e del materiale possono interpenetrarsi, creando un legame più stabile.
Teoria dei legami chimici — In alcuni casi si formano veri e propri legami chimici tra adesivo e superficie.
Teoria elettrostatica — Superfici con cariche elettriche opposte possono attrarsi, contribuendo all’adesione.
Nella pratica industriale, raramente un solo meccanismo spiega tutto. L’adesione reale è quasi sempre il risultato di più fenomeni che agiscono contemporaneamente.
Cosa serve per una buona adesione
Per scegliere correttamente un collante non basta chiedersi se un’etichetta debba “attaccare tanto” o “attaccare poco”. Bisogna valutare diversi fattori:
- materiale del contenitore o della superficie di applicazione;
- temperatura al momento dell’etichettatura;
- temperatura di esercizio durante la vita del prodotto;
- presenza di umidità, condensa, grassi, polveri o agenti chimici;
- durata richiesta;
- eventuale necessità di rimozione senza residui;
- velocità della linea di etichettatura;
- compatibilità con stampa, fustellatura, spellicolatura e dispensazione automatica.
Un adesivo eccellente su vetro può non funzionare su polietilene. Un collante adatto a temperatura ambiente può fallire su un prodotto surgelato. Un’etichetta perfetta su cartone asciutto può avere problemi su un flacone umido o oleoso.

Ogni superficie richiede un comportamento adesivo specifico: vetro, plastica, metallo, cartone e superfici umide non rispondono allo stesso modo.
Tack, peel e shear: tre parole chiave
Nel settore delle etichette autoadesive si utilizzano spesso tre parametri tecnici per descrivere il comportamento di un collante.
Tack: l’adesione iniziale
Il tack è la capacità dell’adesivo di “agganciare” rapidamente la superficie con una pressione leggera e un tempo di contatto ridotto. È fondamentale nelle linee automatiche ad alta velocità, dove l’etichetta deve aderire immediatamente al contenitore senza sollevarsi, scivolare o creare grinze. Un adesivo per prodotti surgelati o per superfici fredde richiede normalmente un tack elevato anche a basse temperature.
Peel: la forza di distacco
Il peel misura la forza necessaria per staccare l’etichetta dalla superficie, generalmente con prove a 90° o 180°. È un parametro importante per distinguere, ad esempio, un adesivo permanente da uno removibile.
Shear: la resistenza allo scorrimento
Lo shear indica la capacità dell’adesivo di resistere a una forza parallela alla superficie. In altre parole, misura quanto l’etichetta tende a scivolare nel tempo sotto carico, temperatura o stress meccanico. È un valore particolarmente importante per applicazioni tecniche, automotive, industriali o per etichette applicate su superfici verticali e sottoposte a calore.
La bagnabilità della superficie
Un collante funziona bene solo se riesce a bagnare correttamente la superficie. Questo dipende dalla relazione tra la tensione superficiale dell’adesivo e quella del materiale da etichettare.
Alcuni materiali, come vetro, acciaio o alluminio, presentano superfici ad alta energia e possono offrire buone condizioni di adesione, purché siano puliti. Altri, come polietilene e polipropilene, sono materiali a bassa energia superficiale e possono risultare più difficili da etichettare.
In questi casi possono essere necessari:
- trattamento corona;
- trattamento plasma;
- primer;
- pulizia preliminare;
- scelta di adesivi specifici per superfici apolari o difficili.
È un tema molto rilevante nel packaging plastico, nella cosmetica, nella detergenza e nell’automotive.
Pulizia, contaminanti e condizioni reali
In laboratorio, un’etichetta viene spesso testata su superfici standard, pulite e controllate. Nella realtà industriale, invece, le condizioni possono essere molto diverse.
- umida;
- fredda;
- polverosa;
- leggermente oleosa;
- irregolare;
- curva;
- contaminata da distaccanti, siliconi o residui di lavorazione.
Basta una piccola quantità di grasso o condensa per compromettere l’adesione. È il caso, ad esempio, di bottiglie appena riempite, prodotti refrigerati, contenitori esposti a sbalzi termici o imballaggi movimentati in ambienti non controllati.
Per questo motivo la scelta del collante deve essere fatta considerando le condizioni reali di applicazione, non solo il materiale teorico su cui l’etichetta sarà applicata.
La reologia del collante
La reologia studia il comportamento dei materiali quando vengono sottoposti a deformazione o scorrimento. Nel caso degli adesivi, è un aspetto decisivo.
Un collante deve avere una viscosità adeguata: non deve essere troppo fluido, per evitare fuoriuscite laterali o depositi indesiderati, ma non deve nemmeno essere troppo rigido, perché deve riuscire a conformarsi alla superficie.
Un esempio pratico riguarda le etichette per stampanti laser. Se l’adesivo non è formulato correttamente o se è applicato in quantità eccessiva, il calore del fusore può ammorbidirlo, provocando fuoriuscite, contaminazione dei rulli e problemi di trascinamento della carta.
Alcuni adesivi possono inoltre presentare comportamento tissotropico, cioè variare la loro viscosità in funzione delle sollecitazioni meccaniche o del tempo di riposo. In certe condizioni, un materiale può passare da uno stato più fluido a una consistenza più pastosa, con conseguenze sulle prestazioni di adesione e lavorabilità.
Etichette autoadesive: dove il collante fa davvero la differenza
Nel settore delle etichette, il collante è parte integrante della progettazione del prodotto. Non esiste un adesivo universale adatto a tutte le applicazioni.
La struttura di un’etichetta autoadesiva comprende normalmente:
- frontale, cioè il materiale stampabile;
- adesivo, scelto in base all’applicazione;
- liner, cioè il supporto siliconato di protezione;
- eventuali trattamenti, coating o primer.
Ogni componente deve lavorare in equilibrio con gli altri.

Permanente, removibile o riposizionabile: la scelta dipende dalla funzione richiesta all’etichetta e dalla superficie di applicazione.
Adesivi permanenti
Gli adesivi permanenti sono progettati per mantenere l’etichetta applicata stabilmente nel tempo. Una volta raggiunta la massima adesione, la rimozione può risultare difficile e spesso comportare rottura del frontale, residui di colla o danneggiamento della superficie.
Sono utilizzati per:
- etichette prodotto;
- logistica;
- packaging alimentare;
- detergenza;
- cosmetica;
- identificazione industriale;
- componenti tecnici;
- automotive.
La permanenza non significa però che l’adesivo sia sempre uguale. Esistono permanenti standard, permanenti ad alto tack, permanenti per basse temperature, permanenti per superfici difficili e permanenti resistenti ad agenti chimici o solventi.
Adesivi removibili
Gli adesivi removibili sono formulati per consentire la rimozione dell’etichetta senza lasciare residui significativi e senza danneggiare la superficie.
Sono impiegati per:
- promozioni temporanee;
- etichette prezzo;
- etichette informative;
- applicazioni su vetro;
- prodotti riutilizzabili;
- documenti;
- superfici delicate.
Anche qui è importante distinguere: un removibile può comportarsi bene su vetro ma non su carta, oppure può diventare più aggressivo nel tempo a causa dell’invecchiamento dell’adesivo, della temperatura o della pressione esercitata durante l’applicazione.
Adesivi riposizionabili
Gli adesivi riposizionabili permettono di applicare, rimuovere e riapplicare l’etichetta entro un certo intervallo di tempo. Sono utili quando è richiesta tolleranza in fase di applicazione o quando l’utente finale deve poter correggere la posizione dell’etichetta.
Sono frequenti in ambiti promozionali, editoriali, logistici o per applicazioni temporanee.
Etichette per alimenti e surgelati
Nel settore alimentare, il collante deve rispondere sia a esigenze prestazionali sia a requisiti di sicurezza e conformità.
Nel caso delle etichette, è fondamentale distinguere tra:
- etichetta applicata su imballo alimentare esterno;
- etichetta con possibile contatto indiretto;
- etichetta con possibile contatto diretto;
- applicazione su packaging primario o secondario.
Per prodotti refrigerati e surgelati entrano in gioco ulteriori criticità:
- applicazione a bassa temperatura;
- presenza di condensa;
- shock termici;
- conservazione prolungata;
- superfici plastiche o flessibili;
- cartoni trattati o accoppiati.
Un normale adesivo permanente può non essere sufficiente. Servono collanti specifici per basse temperature, capaci di sviluppare adesione anche su superfici fredde o leggermente umide.
Etichette per vino, olio e bottiglie in vetro
Il settore vinicolo e oleario richiede un equilibrio particolare tra estetica e prestazione.
Le etichette devono spesso utilizzare carte naturali, goffrate o vergate, con finiture pregiate e una sensazione tattile coerente con il posizionamento del prodotto. Allo stesso tempo devono aderire bene su vetro, resistere all’umidità, alla refrigerazione, alla condensa e alla manipolazione.
Nel caso delle bottiglie in vetro, soprattutto per applicazioni tradizionali non autoadesive, vengono utilizzati anche adesivi a base caseina, apprezzati perché:
- aderiscono rapidamente sul vetro;
- lavorano bene anche in presenza di umidità;
- resistono alle condizioni tipiche dell’imbottigliamento;
- possono facilitare il distacco durante i processi di lavaggio e recupero del vetro.
Per le etichette autoadesive destinate al vino, invece, la scelta del collante deve considerare refrigerazione, secchiello del ghiaccio, trasporto, stoccaggio e durata sullo scaffale.

Nel settore vino e olio, il collante deve coniugare estetica, adesione e resistenza all’umidità.
Etichette per detergenza e cosmetica
I prodotti per detergenza, cura casa e cosmetica pongono problemi molto diversi rispetto al settore alimentare.
Spesso le etichette sono realizzate con materiali plastici, come polipropilene o polietilene, perché devono resistere ad acqua, umidità, sfregamento e deformazione del flacone.
Il collante deve aderire su contenitori spesso realizzati in HDPE, PE o PP, materiali a bassa energia superficiale. Deve inoltre resistere a:
- acqua;
- saponi;
- oli;
- alcoli;
- detergenti;
- deformazione del packaging;
- manipolazione frequente.
In questi casi, la compatibilità tra adesivo, frontale e contenitore è essenziale.
Etichette per automotive e applicazioni tecniche
Nel settore automotive, il collante non ha soltanto una funzione estetica o informativa. Spesso l’etichetta serve per identificazione, tracciabilità, sicurezza, istruzioni tecniche o marcatura permanente di componenti.
Le condizioni operative possono essere severe:
- alte temperature;
- oli e lubrificanti;
- carburanti;
- solventi;
- abrasione;
- vibrazioni;
- esposizione UV;
- superfici verniciate, metalliche o plastiche;
- lunga durata nel tempo.
Per queste applicazioni si utilizzano adesivi ad alte prestazioni, spesso abbinati a frontali tecnici in poliestere, poliammide o altri film speciali.
Il collante deve garantire elevata resistenza allo shear, stabilità termica e compatibilità con superfici complesse. In alcuni casi l’etichetta deve rimanere leggibile e saldamente applicata per l’intero ciclo di vita del componente.

Le applicazioni tecniche richiedono adesivi progettati per condizioni ambientali severe: calore, oli, vibrazioni e lunga esposizione nel tempo.
Etichette per temperature estreme
Esistono applicazioni in cui l’etichetta deve lavorare in condizioni estreme.
Criogenia
Etichette per fiale, provette e campioni biologici possono essere progettate per resistere all’immersione in azoto liquido a circa -196 °C.
Autoclave
Le etichette per sterilizzazione devono resistere a pressione, vapore e temperature intorno ai 121 °C, tipiche dei cicli di autoclave.
Alte temperature
In ambito industriale possono essere richieste etichette per componenti metallici, verniciatura, trattamenti termici o processi produttivi con temperature molto elevate.
Aerospaziale e militare
Le etichette tecniche per questi settori possono essere esposte a stress termici, radiazioni solari, agenti chimici, pressioni estreme e ambienti aggressivi.
In tutti questi casi, parlare genericamente di “colla forte” non ha molto senso. Serve invece una formulazione specifica, testata per l’ambiente di utilizzo.

Un contesto tecnico richiede adesivi selezionati sulla base dell’ambiente di utilizzo, non solo della forza adesiva nominale.
Colla, adesivo, collante, mastice: sono sinonimi?
Nel linguaggio comune, termini come colla, adesivo e collante vengono spesso usati come sinonimi.
Nel linguaggio tecnico, invece, possono indicare famiglie, formulazioni o modalità applicative differenti. In inglese, ad esempio, si distinguono termini come glue, adhesive, paste, cement e altri ancora.
Nel contesto delle etichette autoadesive, il termine più corretto è spesso adesivo pressure sensitive, cioè un adesivo sensibile alla pressione. Significa che l’adesione si sviluppa attraverso il contatto e una pressione di applicazione, senza necessità di attivazione con acqua, calore o solventi.
Per semplicità, in questo articolo abbiamo usato “colla”, “adesivo” e “collante” in modo intercambiabile, pur sapendo che il mondo degli adesivi è molto più articolato.
Conclusione
Il collante è uno degli elementi meno visibili di un’etichetta, ma anche uno dei più determinanti.
Una grafica ben progettata, una stampa di qualità e un materiale frontale corretto non bastano se l’etichetta non aderisce nel modo previsto. Ogni applicazione richiede una valutazione tecnica: superficie, temperatura, durata, ambiente, velocità di applicazione, resistenza richiesta e possibilità di rimozione.
Dall’alimentare ai surgelati, dalla cosmetica alla detergenza, fino all’automotive e alle applicazioni industriali più severe, il collante è ciò che trasforma un’etichetta stampata in un prodotto realmente funzionale.
In fondo, gli adesivi fanno esattamente questo: lavorano in silenzio, spesso invisibili, ma tengono insieme molto più di quanto immaginiamo.

Un’etichetta efficace nasce dall’equilibrio tra materiale, stampa, adesivo e applicazione finale.
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